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Presentata alla sala Sciascia l'opera di un pastore dedito alla fede e alla carità

Una
saetta assassina lo ha colto di sorpresa in un pomeriggio d'estate
mentre portava il suo gregge di pecore a pascolare. Con questo
tragico epilogo si è conclusa l'esistenza di un umile pastore,
Salvatore Barresi, che con la sua morte ha portato a compimento la
propria missione terrena tutta dedita alla fede e alla carità.
Una vita riservata e silenziosa quella di questo trentasettenne
chiaramontano che è venuto a mancare il 9 giugno del 2003.

Tutti
lo ricordano come un uomo timido con gli occhi lucidi e lo sguardo
sempre rivolto altrove, più in là della realtà,
verso la profondità dello spirito, verso le purezze del cielo.
Mentre sorvegliava il suo gregge pascolare, Salvatore aveva
l'abitudine di appuntare riflessioni e messaggi in un taccuino, il
quale ritrovato dopo la sua morte ha schiuso una realtà e
un'immagine insospettata di un uomo avvolto nella santità e
immerso nella contemplazione divina.

I
suoi scritti e le sue frasi tutte pervase di amore, inaspettatamente
venuti alla luce subito dopo la sua morte, hanno folgorato gli amici
e le persone care che lo conoscevano, tanto da esser state
strascritte e scelte doviziosamente dall'amico Salvatore Brullo e
oggi si trovano raccolte nel libro curato da Alfio Di Pietro, dal
titolo emblematico "Rapito dal cielo".

Il
testo edito dalla Sion è stato presentato la sera dell'8
luglio presso la Sala "Leornardo Sciascia" di Chiaramonte
Gulfi che non è bastata ad accogliere l'immensa folla accorsa,
prevalentemente composta da conoscenti e amici appartenenti al
Movimento dei Focolari al quale già da ben dieci anni il
religioso pastore si era legato spiritualmente.

Composto
e silenziosamente percorso da un brivido di commozione, il pubblico
che ha assistito al racconto e alle testimonianze della vita del
commemorato chiaramontano, fatto attraverso la proiezione di foto e
l'esecuzione di brani musicali, è tornato a casa portando
dentro l'insegnamento più grande che Salvatore ha lasciato:
fatevi Santi.

Questo
tornava a scrivere con insistenza nel suo zibaldone fatto di fogli
sparsi e di messaggini telefonici (sms) che era solito inviare ai
suoi amici più cari durante le ore di lavoro. Ai giovani che
conosceva e alle persone che incontrava in ogni circostanza
raccomandava con umile insistenza di ascoltare la voce del Padre, di
confidare in Dio e di guardare le cose di lassù. Tra il
pubblico presente alla serata di commemorazione dedicata a Salvatore
Barresi, anche il Vescovo della diocesi di Ragusa, Monsignor Paolo
Urso, che al termine dell'incontro ha preso la parola per
sottolineare come ogni singola persona, nel-l'esempio di un semplice
pastore, possa vivere intensamente la parola di Gesù
avvalendosi di semplici strumenti: il Vangelo, la penna con un
block-notes e la radiolina che Salvatore portava sempre con sè
per sintonizzarsi alle frequenze di Radio Maria e ascoltare con
dedizione i messaggi legati alle apparizioni di Medjugorie.

C'è
un alone di mistero che avvolge la vita di Salvatore Barresi non solo
per la tragica morte che alla luce dei contenuti dei suoi scritti
sembra essere annunciata, ma già nel momento della sua nascita
accade qualcosa di prodigioso. Nel 1965, infatti, mentre il padre e
una zia si stavano recando a Ragusa per conoscere il piccolo appena
nato proprio la notte di Natale, l'autobus di linea sul quale si
trovavano a bordo uscì di strada lungo i tornanti e si
ribaltò. Per fortuna nessuno dei passeggeri riportò
ferite gravi e così si decise di chiamare il nascituro non più
con il nome del nonno materno Mario, come si era già
stabilito, ma con il nome di Salvatore perché considerato
artefice del miracolo avvenuto e del pericolo scampato.

Gli
amici di Salvatore sono convinti che quel fulmine mortale sia
sopraggiunto per volontà di Dio. Salvatore aveva conosciuto
Cristo, lo aveva immensamente amato e testimoniato con la sua vita a
tal punto da vivere nell'attesa di quell'incontro e Gesù non
gli ha fatto attendere questa gioia venendolo a riprendere. Così
Salvatore scrive nei suoi appunti: la morte del credente è una
gioia…è solo un passaggio per la vita in paradiso.